Sto lavorando con una mia classe alla lettura del testo poetico. Naturalmente abbiamo affrontato tutti i discorsi tecnici possibili su versi, rime, figure retoriche, livelli di lettura del testo e tutto quello che i libri di testo ci propongono. Abbiamo anche allargato il discorso alle difficoltà legate alla traduzione e ora stiamo tentando di "interpretare" alcuni testi registrandoli per inserirli in un podcast. Proprio questa si rivela la fase più difficile del lavoro: l'interpretazione, che si fonda necessariamente sulla comprensione del testo. Comprendere un testo non significa però analizzarlo razionalmente, contandone le rime, gli enjambement, i chiasmi o le anafore. Ho sbagliato io! Non posso pretendere che i ragazzi, in questo modo, "sentano" la poesia, la vivano...
Quando questa mattina un amico mi ha mandato il link alla lezione di poesia de "L'attimo fuggente" ho pensato che avevo dimenticato proprio questo: l'emozione, la commozione che può suscitare un verso.
Ho quindi deciso di inserire nei materiali delle lezioni anche questi due filmati, perché da questi si possa partire per affrontare diversamente il discorso sulla poesia...
Da "L'attimo fuggente"
Riccardo Cocciante "Poesia"
Benigni, dal film "La tigre e la neve"
domenica 30 novembre 2008
martedì 18 novembre 2008
Merito e meritocrazia

Sono stato recentemente a Genova al salone dell'educazione ABCD dove, tra gli altri, ho seguito un interessante convegno sul merito e le meritocrazia come valore per la società e come funzione da promuovere anche attraverso la scuola.
Qui una breve sintesi; maggiori dettagli nel mio blog Apprendere (con e senza le tecnologie)
E sul merito. Parte Roger Abravanel, autore del fortunato libro: “MERITOCRAZIA 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto”.
La scuola viene vista dall' autore come mezzo per promuovere e sostenere la meritocrazia in tutti i luoghi del vivere civile .
Le società che crescono sono governate da una classe dirigente competente. L'Italia é un Paese che non cresce .....
Una definizione: la meritocrazia è un sistema che promuove l' eccellenza indipendentemente dalla provenienza di un individuo.
Il nostro sistema educativo è iniquo: tra nord e sud, tra ricchi e poveri.
Le pari opportunità si sono fermate a Roma.
L'Italia è il Paese più ineguale ed ingiusto dopo gli USA e la GB ma, rispetto a questi due, anche con più bassa mobilità sociale. Come dire che da noi la forbice tra chi ha molto e chi ha poco è larga ma ci sono anche poche possibilità per chi sta ai margini di migliorare la propria posizione. Questo perché le opportunità sono date non sulla base del merito ma del censo.
L' insieme delle due “forze negative” produce effetti micidiali.
I problemi della scuola sono, quindi, la sua iniquità ed il suo discriminare: Se non si compensa la diseguaglianza sociale e non si promuove l'eccellenza la scuola sarà sempre iniqua.
Oltre le condizioni di sistema, ci si può chiedere se il "bravo" insegnante possa avere un ruolo. Una ricerca ho fornito questi dati. Uno studente che ha in partenza un rendimento collocabile al 50^ percentile, con insegnante bravo arriva al 93" mentre con uno "cattivo" scende al 40^: ben 53 punti percentuali di differenza dovuti alla qualità dell'insegnamento.
Come elevare, allora la qualità dell’insegnamento? Agendo su selezione, formazione, motivazione.
Tutte le riforme educative di successo sono partire dalla misurazione della prestazione. E questo deve avvenire anche per gli insegnanti.
Siniscalco interviene sul rapporto tra dati PISA, successo scolastico e merito.
Per capire cosa fare per migliorare è opportuno dare un’occhiata a cosa hanno fatto i Paesi che hanno dato le performance migliori (ad esempio la mitica Finlandia che, curiosità, ha dovuto istituire un apposito servizio per far fronte alle numerose richieste di visite di studio, nuova forma di turismo …. educativo). Questi i dati:
• Innanzi tutto, una politica scolastica caratterizzata da continuità: in Finlandia i 6 ultimi governi, anche di coalizioni diverse, non hanno mai modificato la riforma fatta dal precedente
• Vi è una centralità dell’educazione nell’opinione pubblica (la scuola è vissuta come importante dalla gente) e, conseguentemente, nella politica
• Le risorse allocate sono importanti anche se non vi è una relazione diretta risorse-risultati
• La differenza vera la fa quello che succede in classe
Si viene, quindi, alla questione centrale: la qualità dell’insegnamento. Cosa si fa a tal proposito nei Paesi dove la scuola produce un apprendimento migliore?
• Innanzi tutto si ricercano i laureati migliori
• Si fa una selezione in ingresso con procedure di valutazione efficaci
• Oltre alle competenze tecniche, vengono valorizzate le caratteristiche personali (non tutti sono adeguati dal punto di vista del carattere e del profilo psicologico a fare l’insegnante), la motivazione al lavoro e l’attitudine all’apprendimento continuo
• Viene fatta una consistente promozione del ruolo sociale dell’insegnante
• Per quanto riguarda la preparazione degli insegnanti si fa formazione per lo sviluppo di abilità pratiche, si fa prevalentemente formazione in servizio tramite affiancamento di tutor esperti, si promuove l’imparare gli uni dagli altri (apprendimento reciproco)
• Vi è sempre un ruolo centrale del dirigente della scuola che deve essere eminentemente un leader pedagogico e non amministrativo
• Il sistema scuola e gli insegnanti hanno aspettative elevate verso gli studenti e si pone al centro il risultato
• Le attività didattiche sono caratterizzate dal coinvolgimento degli studenti in una didattica attiva e partecipata
• Si attivano consistenti servizi di supporto per attivare interventi precoci nei problemi (in Finlandia il 30 % studenti passano per servizi di supporto)
Il nostro sistema educativo è iniquo: tra nord e sud, tra ricchi e poveri.
venerdì 14 novembre 2008
Diritti umani
Trovatolo su indicazione di maestro Alberto, ho inserito questo filmato nel blog dei miei ragazzi. Forse ricordarsi ogni tanto dei diritti dell'uomo non fa male.
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sabato 1 novembre 2008
Salviamo il Catinaccio
Ricevuto da Legambiente l'invito ad aderire alla raccolta firme per la salvaguardia del Catinaccio, non posso che sottoscriverlo e cercare di diffonderlo ad altri.
Firma per l'appello
Firma per l'appello
L'idealismo degli insegnanti
Quando l'idealismo degli insegnanti si scontra con l'opportunismo politico: l'esempio di Massimo Marchiori, ricercatore a Padova, dipartimento di Matematica, in questo articolo de la Repubblica:
Padova, l'ispiratore di Google,"Guadagno meno, resto per tigna"
Anche in questo caso c'è poco da aggiungere.
MT
Padova, l'ispiratore di Google,"Guadagno meno, resto per tigna"
Anche in questo caso c'è poco da aggiungere.
MT
venerdì 31 ottobre 2008
Didattica e web 2.0
Leggo su Apogeoonline che "Il futuro dell'e-learning è già passato" e che si prospettano nuovi scenari per l'apprendimento, con l'abbandono delle piattaforme rigide e l'apertura alla interazione sociale on line.
Anche per noi insegnanti è molto più semplice realizzare percorsi didattici motivanti servendoci degli strumenti che la rete ci offre, senza aggravi di spesa per i nostri istituti: possiamo creare blog per le nostre classi, possiamo attivare esperienze di scrittura collaborativa utilizzando semplicemente Google docs, pubblicare e condividere materiali in siti come esnips o Calameo.
Possiamo creare per noi o per le classi una pagina web personalizzata con l'aggiunta di widget diversi (feed RSS, motori di ricerca o altro) utilizzando per esempio netvibes. Con netvibes io ho creato una pagina pubblica per la nostra biblioteca scolastica: Libri per tutte le stagioni, dalla quale peraltro è possibile collegarsi allo spazio creato in Calameo per le nostre pubblicazioni.
Per la didattica in senso stretto trovo molto interessante Edu 2.0, piattaforma on line sulla quale i docenti possono organizzare corsi per le loro classi. Utilissimo anche Wikispaces, un wiki tradizionale nel quale è possibile embeddare in maniera molto semplice ed intuitiva anche mappe realizzate con Google maps, files video e files audio.
E che dire dei Social network tipo quelli che si possono creare con Ning? In quello cui ho dato avvio di recente possiamo caricare e condividere foto, files audio e video, aggiungere post in un blog e molto altro...
Sì, sono d'accordo: il futuro è già dietro le spalle, e mentre ancora non siamo abituati nella didattica all'uso di piattaforme e siamo ancora lontani dal conoscere le potenzialità del web 2.0, già dobbiamo prepararci ad altro.
Anche per noi insegnanti è molto più semplice realizzare percorsi didattici motivanti servendoci degli strumenti che la rete ci offre, senza aggravi di spesa per i nostri istituti: possiamo creare blog per le nostre classi, possiamo attivare esperienze di scrittura collaborativa utilizzando semplicemente Google docs, pubblicare e condividere materiali in siti come esnips o Calameo.
Possiamo creare per noi o per le classi una pagina web personalizzata con l'aggiunta di widget diversi (feed RSS, motori di ricerca o altro) utilizzando per esempio netvibes. Con netvibes io ho creato una pagina pubblica per la nostra biblioteca scolastica: Libri per tutte le stagioni, dalla quale peraltro è possibile collegarsi allo spazio creato in Calameo per le nostre pubblicazioni.
Per la didattica in senso stretto trovo molto interessante Edu 2.0, piattaforma on line sulla quale i docenti possono organizzare corsi per le loro classi. Utilissimo anche Wikispaces, un wiki tradizionale nel quale è possibile embeddare in maniera molto semplice ed intuitiva anche mappe realizzate con Google maps, files video e files audio.
E che dire dei Social network tipo quelli che si possono creare con Ning? In quello cui ho dato avvio di recente possiamo caricare e condividere foto, files audio e video, aggiungere post in un blog e molto altro...
Sì, sono d'accordo: il futuro è già dietro le spalle, e mentre ancora non siamo abituati nella didattica all'uso di piattaforme e siamo ancora lontani dal conoscere le potenzialità del web 2.0, già dobbiamo prepararci ad altro.
Sulla scuola pubblica italiana
Ricevo da un amico e pubblico il discorso di Calamandrei, che figura in molti altri blog. Evito qualunque commento.
“Facciamo l’ipotesi che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale […] non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante […] comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private […].
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione è rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. […] Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto: dare alle scuole private denaro pubblico".
P. Calamandrei, Roma, 11 febbraio 1950, III Congresso in difesa della Scuola nazionale
“Facciamo l’ipotesi che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale […] non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante […] comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private […].
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione è rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. […] Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto: dare alle scuole private denaro pubblico".
P. Calamandrei, Roma, 11 febbraio 1950, III Congresso in difesa della Scuola nazionale
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